Chirurgia Generale ed endoscopica

L’endoscopia (dal greco ἔνδον èndon, “dentro, interno” e σϰοπή skopê, “osservazione”) è un metodo di esplorazione dal punto di vista medico che permette di visualizzare l’interno del corpo.

Per questo esame viene utilizzato un endoscopio. Quest’ultimo è un tubo ottico munito di microcamere che trasmettono le immagini in uno schermo.

L’endoscopia può essere utilizzata sia per la diagnostica, sia per l’esecuzione di interventi terapeutici (endoscopia operativa), sia ancora come strumento di supporto durante un intervento chirurgico. La broncoscopia è l’esame specifico per l’esplorazione dei bronchi, così come la colonscopia è l’esame del colon, etc.

Gli endoscopi si inseriscono quando è possibile per via naturale, di solito per via orale. A volte invece è necessario un intervento per creare un’adeguata via d’accesso allo strumento, come nel caso della toracoscopia o della laparoscopia (in questo caso si parla di endoscopia chirurgica).

Una tecnica meno invasiva consiste nell’assunzione di una piccola capsula, che contiene una microtelecamera e memoria flash, e viene normalmente espulsa attraverso le feci. La capsula fornisce al medico immagini tridimensionali ad alta risoluzione, che può avanzare per singolo fotogramma. È impiegata per l’esame dell’intestino e del fegato, e permette di evitare il ricovero in day-hospital e la somministrazione di farmaci tranquillanti.

L’endoscopio

Un endoscopio è uno strumento ottico utilizzato solitamente per eseguire un’endoscopia.
È costituito da un tubo rigido o flessibile e serve per osservare cavità non visibili normalmente.

Storia

I primi utilizzi dell’endoscopio risalgono al 1852 quando lo strumento, allora costituito da un tubo rigido, veniva usato in urologia: il primo endoscopio, realizzato dal francese Jean-Antonin Désormeaux, era illuminato con una lampada a gas e serviva per le uteroscopie. Lo strumento è ora esposto al Museo della storia della medicina di Parigi (Musée d’Histoire de la Médecine de Paris)[1].
In seguito strumenti simili verranno utilizzati in campo medico per analizzare diverse parti del corpo quali stomaco, retto e bronchi.
Nel 1932 Rudolph Schindler realizza il primo gastroscopio, uno strumento parzialmente flessibile grazie a delle giunture mobili, e lo utilizza per le gastroscopie.
Nel 1950, con l’avvento delle fibre ottiche, vengono creati i primi fibroscopi, completamente flessibili, che soppianteranno quasi del tutto gli endoscopi rigidi. Questi ultimi trovano applicazione nelle artroscopie, nelle cistoscopie e nelle laparoscopie.

Tipologia e caratteristiche

Endoscopio rigido è formato da un tubo metallico di diametro da 5 a 8 mm, e di lunghezza da 15 a 30 cm
Endoscopio flessibile solitamente ha un diametro tra i 6 e i 10 mm e lunghezza tra 1 e 1,5 m.

Uso

Quando utilizzato in chirurgia, l’endoscopio può essere munito di un “canale operativo”, nel quale possono essere introdotti strumenti di diverso tipo (pinze da presa, forbici, elettrobisturi, ecc.) per operare sulla parte esaminata.
 

 

 

 

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