Tecnica di indagine diagnostica che si fonda sulla registrazione delle correnti elettriche che si sviluppano nel cuore per effetto della contrazione della sua muscolatura. Tali correnti, che si producono in rapporto alle differenze di potenziale provocate dalla depolarizzazione e dalla ripolarizzazione delle fibrocellule muscolari cardiache, si propagano in tutto il corpo e possono venire rilevate per mezzo di elettrodi posti sulla superficie cutanea. L’elettrocardiografia si sviluppò soltanto dopo il 1903 quando W. Einthoven mise a punto il primo elettrocardiografo, un galvanometro sufficientemente sensibile per registrare tali correnti, che sono molto deboli. Oggi esistono in commercio vari tipi di elettrocardiografi molto perfezionati e maneggevoli, collegati ad elettrodi che vengono posti sulla superficie cutanea in punti prestabiliti, detti derivazioni la cute corrispondente viene spalmata con un gel conduttore. Comunemente gli elettrodi vengono applicati agli arti (braccio destro, braccio sinistro, gamba sinistra), e in vari punti della regione cardiaca.
Convenzionalmente si distinguono derivazioni periferiche (I,II,III, aVR, aVL, aVF) e derivazioni precordiali (V1, V2, V3, V4, V5, V6).La registrazione del tracciato elettrocardiografico viene effettuata su carta millimetrata che scorre a velocità convenuta (25 mm/s). Quando non passa alcuna corrente (per es. durante le pause del ciclo cardiaco in cui la muscolatura del cuore è in completo riposo, oppure se il soggetto è deceduto), sulla carta viene registrata una linea retta continua chiamata isoelettrica. L’attività cardiaca determina invece la comparsa di una successione di onde, corrispondenti ai diversi momenti dell’attività del cuore. Benché non esista un elettrocardiogramma tipico, in quanto ogni soggetto presenta un tracciato con caratteristiche proprie e peculiari, tuttavia in ogni elettrocardiogramma si possono riconoscere dapprima una piccola onda positiva detta onda P, seguita da un breve tratto isoelettrico dopo il quale si può osservare una piccola onda appuntita negativa, non sempre presente, denominata onda Q, da qui parte un’onda a punta diretta verso l’alto, onda R. Segue una rapida linea discendente che quasi sempre oltrepassa la linea isoelettrica, al di sotto della quale costituisce l’onda S: da questa si solleva una nuova linea ad ascesa più dolce, che indugia per un breve tratto sulla orizzontale (tratto S-T) per innalzarsi successivamente a forma di cupola a costituire l’onda T. Dopo l’onda T si può notare, non sempre, un piccolo sollevamento, onda U, cui fa seguito un tratto più o meno lungo isoelettrico che corrisponde alla grande pausa e rappresenta lo stato di riposo e di equilibrio elettrico di tutta la massa muscolare cardiaca. L’altezza delle diverse onde denota il voltaggio della corrente d’azione del cuore.
L’onda P rispecchia i fenomeni elettrici che si verificano a carico degli atri, il tratto P-Q il tempo impiegato dalla eccitazione per passare dal nodo del seno atriale al nodo atrio-ventricolare. Il complesso QSR rappresenta la progressione dell’onda di eccitazione (depolarizzazione) nei ventricoli e precisamente l’onda Q esprime l’attivazione del setto, l’onda R quella delle pareti ventricolari e l’onda S l’eccitazione delle regioni della base. Il tratto S-T e l’onda T raffigurano il ritirarsi dell’onda di eccitazione stessa dai ventricoli (fase di ripolarizzazione). È di questi ultimi anni l’introduzione dell’elettrocardiografia secondo Holter, consistente in una registrazione continua, per 24 ore, del tracciato elettrocardiografico (detto per questo anche elettrocardiogramma dinamico), mediante un piccolo registratore portatile a nastro magnetico, che viene applicato al soggetto in esame sia mentre svolge la sua normale attività lavorativa sia durante il sonno.La metodica, inventata da Holter, permette di rilevare modificazioni anche lievi e transitorie del tracciato, che sfuggirebbero a una normale e.Processi patologici o comunque disturbi dell’attività cardiaca possono determinare alterazioni di diverso tipo nella forma delle onde che compongono il tracciato elettrocardiografico: inversione o sdoppiamenti delle onde, modificazioni della loro altezza, allungamento della distanza tra gruppi diversi di onde, comparsa di onde anomale, slivellamenti rispetto alla linea isoelettrica ecc.Modificazioni dell’elettrocardiogramma possono comparire per altro anche in condizioni fisiologiche, indipendentemente cioè da qualunque malattia cardiaca (in rapporto all’età del soggetto, al suo temperamento neurovegetativo, alla posizione del cuore, alla somministrazione di particolari farmaci ecc.).L’e. costituisce un indispensabile ausilio diagnostico per molte malattie del cuore, in particolare è di estrema utilità nella diagnosi dei disturbi del ritmo e in quelli della conduzione dello stimolo (blocchi atrioventricolari, blocchi di branca). L’ipertrofia di una o di entrambe le cavità ventricolari genera inoltre dei particolari potenziali elettrici che permettono una sicura individuazione del processo morboso ed una valutazione della sua entità. Anche variazioni dell’equilibrio elettrolitico si riflettono in alterazioni dell’elettrocardiogramma, soprattutto nella fase di ripolarizzazione. Ma il campo in cui l’elettrocardiografia si rivela più preziosa è comunque quello di tutte le malattie da alterata vascolarizzazione del miocardio, dall’infarto all’angina pectoris ed alla insufficienza coronarica cronica. Oltre che fornire una diagnosi esatta, essa offre il vantaggio di poter seguire le diverse tappe evolutive del processo morboso, fornendo preziose indicazioni terapeutiche.
Test da sforzo
Il test da sforzo è un esame di tipo diagnostico utilizzato soprattutto in cardiologia.
Le persone vengono monitorate continuamente durante un dato sforzo, esaminando i dati ricevuti il medico comprende quale sia la risposta che la persona fornisce e può diagnosticare una patologia se riscontrata.
Gli stress possono essere di diversa natura, mentale, fisico, farmacologico, ma il più importante resta quello di tipo cardiaco.
Nello sforzo cardiaco si valuta la pressione arteriosa e la quantità di ossigeno che il miocardio riceve dall’organismo. Serve anche per determinare un’esatta prognosi di talune malattie. Mentre la persona effettua un intenso sforzo in ortostatismo si osserva che rispetto ai normali valori la gittata cardiaca aumenta di molto, anche se rimangono basse nelle persone più anziane.
Un particolare tipo di test da sforzo inventato nel 1988 in Australia. Durante tale test la persona respira in una apposita maschera collegata ad un analizzatore di gas; quest’ultimo è in grado di analizzare instantaneamente sia la quantità di anidride carbonica espirata sia la quantità di ossigeno inspirata. Nei sistemi più moderni è anche possibile misurare, attraverso un apposito elettrodo, l’anidride carbonica transcutanea. Attraverso i parametri sopra descritti e, ovviamente, con la traccia elettrocardiografica e la pressione arteriosa è possibile ottenere informazioni più complete circa la situazione cardio-polmonare del soggetto.
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