La radiologia interventistica (RI) comprende tutte le procedure invasive o mini-invasive diagnostiche o terapeutiche effettuate mediante la guida e il controllo delle metodiche radiologiche, quali fluoroscopia, tomografia computerizzata ed ecografia.
Cenni di storia
La RI ha subìto e subisce tuttora un travolgente sviluppo e una rapida evoluzione grazie soprattutto alla tecnologia e alla disponibilità di materiali sempre più sofisticati e dedicati.
Alla base delle procedure di RI in ambito vascolare vi è una tecnica radiologica chiamata angiografia. Per eseguire un’angiografia attualmente l’accesso più frequente risulta essere la puntura dell’arteria femorale, secondo la tecnica di Seldinger da lui ideata negli anni ’50. Storicamente vanno ricordati anche Judkins e Sones per le innovazioni negli approcci percutanei e lo sviluppo delle tecniche coronarografiche.
Nel 1964, il dr.Charles Dotter per la prima volta nella storia della RI trattò in modo fortuito una stenosi dell’arteria iliaca semplicemente passandovi dei cateteri progressivamente più grandi per eseguire un’angiografia cerebrale. La paziente si rese conto che, a distanza di 24h, la claudicatio dell’arto inferiore era stata risolta e che poteva camminare senza alcun impedimento, con guarigione dopo alcune settimane.
In Italia, la prima procedura di embolizzazione venne eseguita nel 1972, quando a Roma venne trattata per la prima volta un’emorragia addominale in un carabiniere colpito in una sparatoria. Attraverso cateteri angiografici venne infusa pitressina ed embolizzata con coagulo autologo l’arteria sanguinante.
Tecnica, indicazioni, risultati e limiti
La RI si è affiancata alle tecniche di chirurgia tradizionale e spesse volte, soprattutto negli ultimi anni, le ha sostituite grazie ai peculiari vantaggi che la contraddistinguono:
Gli svantaggi della RI sono sostanzialmente riconducibili a:
RI Vascolare
Embolizzazione – Indicazioni: Emorragie acute, malformazioni artero-venose, fistole artero-venose, aneurismi o pseudoaneurismi, angiomi, tumori maligni o benigni ipervascolari, varicocele maschile o femminile, ipersplenismo.
Tecnica: L’embolizzazione consiste nell’occlusione di un vaso arterioso o venoso. Si ottiene mediante l’uso di agenti meccanici definitivi o temporanei quali: coaguli autologhi, alcool polivinilico, materiale spongioso, colla chirurgica o spirali metalliche. Questi vengono introdotti attraverso cateteri per via endovascolare o attraverso puntura diretta della lesione.
Chemioembolizzazione
Angioplastica e Stent
Fibrinolisi
Filtro cavale – Indicazioni: Pazienti con trombosi venosa profonda degli arti inferiori e/o iliaco-cavale che abbia determinato embolia polmonare e nei quali non sia possibile o sia controindicata la terapia anticoagulante o qualora il tipo di trombosi sia ad elevato rischio di embolia polmonare.
Tecnica: Consiste nell’introduzione per via percutanea venosa (attraverso la vena giugulare interna o la femorale comune) di uno speciale dispositivo meccanico (filtro) che viene rilasciato all’interno della vena cava inferiore subito al di sotto della confluenza delle vene renali. Il dispositivo, che ha la forma di un “ombrellino” e che con le sue maglie metalliche impedisce ad eventuali emboli provenienti dagli arti inferiori di raggiungere le arterie polmonari, può essere di tipo temporaneo oppure permanente.
Rischi: Il non corretto posizionamento e fissaggio può causare una migrazione del dispositivo nel sistema circolatorio con conseguenze anche gravi.
Rimozione corpi estranei intravascolari
RI Extra-vascolare
Drenaggio percutaneo
Biopsia
Termoablazione - L’impiego della termoablazione nel trattamento dei tumori epatici sfrutta l’effetto necrotizzante esercitato dal calore sui tessuti biologici. Temperature superiori ai 60 °C determinano in pochi minuti una necrosi coagulativa dei tessuti. L’ipertermia della lesione tumorale può essere indotta mediante diverse fonti di energia. Fra le tecniche di termoablazione, la più utilizzata è quella che impiega le radiofrequenze(RF) come sorgente di energia termica, per una serie di vantaggi operativi riconducibili essenzialmente alla possibilità di trattare efficacemente una lesione tumorale mediante l’infissione di un singolo ago
Alcoolizzazione
Vertebroplastica percutanea – Indicazioni: Fratture o depressioni vertebrali dovute ad osteoporosi, tumori primitivi (o metastasi) o angiomi, con sintomatologia dolorosa resistente alla terapia tradizionale. Tecnica: Consiste nell’iniezione in anestesia locale di uno speciale tipo di “cemento” biocompatibile (polimetilmetacrilato – PMMA), già usato da tempo in interventi ortopedici, mediante un ago appositamente conformato che viene introdotto per via percutanea nel corpo vertebrale da trattare sotto guida della TAC e/o della fluoroscopia. Questo particolare cemento si consolida rapidamente, in circa 10-15 minuti, e raggiunge temporaneamente un’elevata temperatura, determinando una riduzione o scomparsa completa del dolore e permettendo una stabilizzazione della vertebra fratturata. Risultati: I pazienti sottoposti a questa procedura, in una percentuale che va dal 70% al 90% dei casi, hanno una scomparsa della sintomatologia algica e riprendono la loro normale motilità e funzionalità senza necessità di tutori quali il busto ortopedico. Il ricovero complessivo è in genere di sole 24 ore. La procedura, ove vi sia una corretta indicazione, ha sostituito le terapie chirurgiche tradizionali di stabilizzazione con enorme vantaggio per il paziente che non deve subire l’anestesia generale né un vero e proprio intervento chirurgico e necessita di tempi di recupero di poche ore. Nella maggior parte dei casi la Vertebroplastica viene eseguita in anestesia locale, ciò permette anche a pazienti molto anziani di essere trattati. Limiti: Vi sono alcune controindicazioni alla metodica: fratture con “bulging” (dislocazione) del muro posteriore della vertebra con impegno di più del 20% del canale vertebrale; stati settici; gravi discrasie della coagulazione; fratture stabilizzate senza dolore. Le complicanze gravi legate alla procedura sono rare (<0,1%) e consistono principalmente nell’embolia polmonare a causa di migrazione del cemento nei vasi polmonari e nella compressione midollare da migrazione del cemento nel canale vertebrale. L’esperienza dell’operatore e una buona apparecchiatura radiologica di guida sono fondamentali al fine di evitare tali complicanze.

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